il venditore ed il mestiere di avvocato

Ho ricevuto la visita del classico agente commerciale della società di servizi. Il comportamento di questi venditori è quasi sempre lo stesso: cercano di creare una complicità fittizia, magari con battute da quattro soldi (talora anche a sfondo sessuale… mister B. insegna); cercano di farti credere che ti stanno facendo un favore vendendoti un prodotto senza cui rimarresti al palo; cercano poi di stimolare la rivalità con i colleghi facendoti credere che altri avvocati hanno appena firmato il contratto; e ti fanno balenare grandi miglioramenti per te ed il tuo studio e favolosi guadagni se acquisti i loro prodotti.

Il venditore di oggi era un concentrato di tutto questo: da un parte faceva di tutto per creare una complicità che non interessava né a lui né a me, dall’altra continuava a ripetere frasi fatte con cui voleva solo blandirmi.

Mi chiedo se queste tecniche funzionino. Personalmente le trovo offensive per la mia intelligenza. Non c’è nulla di male a vendere un prodotto, ma perché non è possibile limitarsi a spiegare cosa vendi, quali sono i suoi punti di forza e quanto costa? Tanto sappiamo tutti che sono queste le cose importanti e se il venditore perde tempo su altri aspetti, mi viene il dubbio che il prodotto non sia poi così buono.

Il prodotto di oggi, invece, sembrava buono, ma la presentazione “a razzo”, l’impossibilità di valutare con calma l’offerta, il comportamento descritto sopra, mi hanno indisposto (anche se il servizio proposto sembrava utile).

Riflettendoci con più calma, mi sono poi accorto che accettare l’offerta avrebbe anche rischiato di snaturare il mio essere avvocato (almeno come lo intendo io).

Personalmente, cerco sempre di spiegare al cliente i pro e contro di ogni scelta, sia nella fase stragiudiziale che in quella giudiziale. Ritengo che rientri nel dovere di informare che compete all’avvocato. Cerco poi di informare, per quanto possibile, sui costi delle varie scelte e delle varie procedure. Dopotutto è il cliente che paga (o perlomeno  anticipa) ed ha diritto di sapere quanto andrà a spendere.

Ebbene, il venditore di oggi proponeva una serie di servizi (anche utili: visure camerali, visure al PRA, ricerche di beni o di conti correnti per valutare il successo di eventuali azioni esecutive, etc.), ma ne chiedeva il pagamento “anticipato”, mediante versamento di una rata mensile per alcuni anni. In pratica io acquistavo alcune migliaia di euro di servizi, pagandoli a rate. Ogni volta che avrei usato il servizio avrei utilizzato un po’ della somma acquistata, da cui veniva scalato il costo del servizio utilizzato. Tutto bello ed utile.

Ed il venditore precisava che a fronte di ogni visura o altro servizio, avrei avuto una nota spese da mostrare al cliente a cui poi fatturare il costo del servizio. In pratica, come sottolineato dallo scaltro agente, alla fine il costo del servizio era a carico del cliente. Tutto giusto e corretto (le spese sono sempre a carico del cliente).

Ma mi sorge un dubbio: se ho acquistato visure (o altri servizi) per 3000 euro, devo poi far utilizzare ai clienti 3000 euro di visure, altrimenti vado in perdita. Ed allora consiglio al cliente solo le visure necessarie, o magari ne consiglio qualcuna di più perché devo rientrare dei costi?

No grazie, preferisco non avere vincoli e consigliare al cliente solo l’attività ed i costi necessari. Dopotutto, il dovere di indipendenza dell’avvocato si tutela anche così.

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