gli avvocati, le lobby e le liberalizzazioni

Negli ultimi giorni si è assistito ad una forte campagna di stampa contro gli avvocati, definiti come una lobby, una cricca, una vera casta, pronti a non approvare la manovra economica se non viene cassata la parte relativa alle liberalizzazioni, interessati solo a mantenere i propri privilegi (?) ed incapaci di aprirsi alla concorrenza.

Non ci tengo particolarmente a difendere la categoria, ma alcune precisazioni vanno fatte.

Le liberalizzazioni prevedevano principalmente l’abolizione dell’esame di stato e l’abolizione delle tariffe minime e massime.

L’esame di stato presenta molti limiti, ma almeno costringe ad uno studio “matto e disperatissimo” ed a riprendere in mano tutti gli istituti del diritto dopo il periodo di pratica. Permette poi una certa scrematura tra chi vuole accedere alla professione e visto che tutti dicono che in Italia ci sono troppi avvocati e che Roma ha più avvocati di tutta la Francia, non dovrebbe essere visto così male.

Fino a qualche anno fa, chi non riusciva a superare l’esame aveva due possibilità: trasferirsi in qualche sede del Sud notoriamente più “facile” oppure andare in Spagna – dove l’esame non era previsto – prendere il titolo di abogado e poi tornare in Italia e chiedere il riconoscimento del titolo.

Ora la Spagna ha introdotto l’esame. Se lo tolgono in Italia, assisteremo alla processione degli aspiranti avvocati “zucconi” europei. E’ questo che si vuole parlando di liberalizzazioni?

Le tariffe forensi permettono un certo margine e già sono state abolite le tariffe minime. Gli avvocati perciò possono livellare il proprio compenso verso il basso, quasi senza limiti. Chi pensate abbia usufruito di tale liberalizzazione?

Gli unici che hanno approfittato di questa possibilità sono state banche ed assicurazioni, che hanno cercato di imporre (o imposto tout court) le tariffe che volevano (e spesso talmente basse da essere offensive), forti del loro potere economico e della possibilità di dare (o togliere) un gran numero di pratiche.

Non per nulla, Confindustria auspicava questa liberalizzazione, non per avere professionisti capaci ed in grado di fare un buon lavoro, ma – a mio avviso – al  fine di poter usufruire… di manovalanza a basso costo.

Il privato non ne avrebbe avuto grandi vantaggi. Nulla più di quanti ne abbia adesso, visto che spesso molti avvocati cercano di venire incontro alle esigenze dei clienti, tagliando le parcelle ed accettando pagamenti rateali o posticipati (spesso di molti mesi). D’altra parte anche l’avvocato deve vivere e non può lavorare gratis. E bisogna considerare che l’avvocato non “si intasca” tutto quello che incassa.

Infatti, l’avvocato non ha la ritenuta alla fonte e su quanto incassa dal cliente paga l’IVA (20%), previdenza (la pensione) e le tasse.

Inoltre il cliente che si reca da un avvocato deve trovare un ufficio, una sedia, una scrivania, magari qualche libro o qualche banca dati in modo che l’avvocato sia aggiornato, almeno un computer ed una stampante di modo che l’avvocato possa scrivere le sue costosissime lettere… e tutto questo costa.

Arriviamo così al dolente punto della concorrenza tra avvocati. Un recente articolo di Repubblica  ed Altroconsumo spara a zero sulla categoria, lamentando il fatto che gli avvocati non fanno preventivi ed hanno tariffe che vanno dai 500 ai 7000 euro. Peccato che 500 euro siano chiesti da una “bottega di strada” e 7000 da un prestigioso studio di Roma. Ma nessuno obbliga ad andare nel prestigioso studio di Roma, in cui non si pagano solo la capacità e bravura di soci, associati e partners, ma anche il prestigio ed il nome.

Tra i due opposti, comunque, ci sono la maggior parte di avvocati che svolgono egregiamente il proprio lavoro a costi onesti.

Resta da dire dei preventivi. Personalmente cerco di farli, ma specifico sempre che non posso essere preciso. L’avvocato si deve confrontare con la controparte e con il giudice. E non sa come si comporteranno questi. Posso fare un preventivo per una lettera di recupero crediti (la famosa lettera su carta intestata dell’avvocato), ma non posso sapere cosa mi risponderà controparte e se la sua risposta cambierà talmente le cose che il preventivo non avrà più senso. Il preventivo può essere solo un preventivo di massima visto che ogni pratica ed ogni causa ha la sua storia.

L’unico modo per evitare che il cliente abbia sorprese è tenerlo informato e spiegare (o cercare di spiegare) che scelte si possono fare, il perché, ed i costi. Se i medici che parlano con i pazienti riscontrano maggiore soddisfazione per il loro operato (e minori cause per danni), perché non dovrebbe funzionare anche per gli avvocati?

PS: sui preventivi ed i costi degli avvocati leggete anche questo articolo di Silvia Surano che sottoscrivo dalla prima all’ultima parola.

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One Response to gli avvocati, le lobby e le liberalizzazioni

  1. Interessante analisi su un tema in questi giorni sempre più acceso. E se siamo arrivati al punto è perché si sono perse le occasioni per strada. Quando la nave va a fondo, i topi si mettono in fuga. Una metafora forte, la nostra, per segnalare la totale assenza di una visione strategica nel nostro #SistemaPaese.

    E’ mancata una totale capacità di vedere nel futuro e di investire ( ad esempio la mediazione). Assistiamo un totale scollamento delle parti sociali in campo per difendere il proprio punto di vista.

    Gli Ordini professionali hanno fallito perché lenti baracconi privi di contenuti; l’esame di abilitazione alla professione ormai ha assunto una valenza di lotteria, con la pseudoillusione di ponti d’oro al superamento. Nel settore forense (220 mila avvocati) c’è già la concorrenza (vedi la guerra al ribasso dei prezzi in atto).

    Eppure noi siamo per il mantenimento degli Ordini, per la conservazione dell’esame, per la non apertura al mercato e la concorrenza (l’oppio dei popoli). Perché va tutelata la dimensione PROFESSIONALE dell’Avvocatura. Perché l’attività intellettuale non si può mercificare come prodotto. Perché l’Avvocatura ha una dimensione sociale e non commerciale.

    Ribadiamo dobbiamo avere una visione strategica per il nostro futuro. E, soprattutto, dobbiamo calarci nella Società con umiltà e ascoltare le istanze che ci lanciano.

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