giustizia per ricchi

Il maxi-emendamento alla legge di stabilità appena approvato, introduce un nuovo (l’ennesimo!) aumento del contributo unificato. Per chi non lo sapesse, il contributo unificato è la somma che si deve pagare al momento dell’iscrizione a ruolo della causa (detto più semplicemente, al momento in cui si inizia la causa).

L’importo del contributo varia in base al valore della causa: per fare un esempio, per una causa di modesto valore, fino ad € 1.1oo, si deve pagare un contributo di 37 euro, mentre per una causa di valore compreso tra 5.200 e 26mila euro, è dovuto un contributo di 206 euro; per una causa di valore compreso tra 26mila e 52mila euro, è dovuto un contributo di 450 euro. E così via, fino a dover pagare un contributo iniziale di 1.466 euro per cause di valore superiore ad € 520.000. (Qui sono indicati i vari importi in base al valore della causa)

Il contributo unificato è stato introdotto nel 2002 e da allora è continuamente aumentato. Per fare un esempio, per le cause di valore compreso tra 26mila e 52mila euro, il contributo era pari ad € 310 (mentre ora è pari ad € 450, come detto sopra).

L’ultimo aumento risale a quest’estate (D. L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla L. 14 settembre 2011, n. 148).

Ora, la legge di stabilità appena approvata, stabilisce  che il contributo unificato “è aumentato della metà per i giudizi di impugnazione ed è raddoppiato per i processi dinanzi alla Corte di Cassazione”.

Quindi, se si vorrà appellare una sentenza di primo grado (per una causa di valore tra 26mila e 52mila euro), si dovrà pagare un contributo unificato di € 675 (e non più 450 come prima).

Attenzione, le cause di questo valore non sono le cause “dei ricchi”. Sono cause normali, sono le cause di medio valore e possono essere, ad esempio, cause per il risarcimento del danno da sinistro stradale o cause per una divisione ereditaria – quindi cause che possono capitare a tutti.

E non è strano, o raro, fare appello contro una sentenza di primo grado.

Con l’aumento appena approvato del contributo unificato, chi vuole fare appello dovrà però pagare il 50% di più. E sarà così scoraggiato dal fare appello.

Ma l’appello è un diritto e non si può scoraggiarlo (rectius: limitarlo) in questo modo.

E non è neppure il modo di ridurre il carico degli uffici giudiziari.

Così facendo, si nega soltanto l’accesso alla giustizia.

Pensiamo al privato che è costretto a citare in giudizio un’assicurazione per ottenere il risarcimento di un danno e magari perde in primo grado.  Ci penserà due volte prima di proporre appello, se dovrà sborsare un contributo unificato più alto della metà rispetto a quello pagato per il primo grado.

Al contrario, l’assicurazione (o la banca, o altra controparte economicamente forte) che ha perso in primo grado, non si farà intimidire da questo aumento.

È evidente che i continui aumenti del contributo unificato, garantiranno l’accesso alla giustizia solo ai “più ricchi” ed accentueranno le diseguaglianze tra chi ha più possibilità economiche e chi ne ha meno.

È inutile proclamare diritti per tutti, se poi non è possibile far valere questi diritti in Tribunale. È  inutile garantire diritti ai consumatori, se poi si impedisce al consumatore l’accesso ai Tribunali perché l’effettiva tutela di quel diritto è economicamente troppo onerosa.

È triste accorgersi che ci si sta avviando verso una giustizia per censo e che ci si occupa della giustizia solo per “fare cassa” a scapito di chi la chiede.

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