Il decreto salva-Italia non paga i ricorsi contro le multe (e le cause fino a mille euro)

L’art. 82 del codice di procedura civile stabiliva, fino a poco tempo fa, che la parte poteva stare in gudizio da sola (quindi senza bisogno dell’avvocato) nelle cause di valore fino ad € 516,46.
Ora, il Decreto Legge 212 del 22.12.2011 aumenta questo limite fino ad € 1.100.
In pratica, per le cause del Giudice di Pace fino ad € 1.100 non c’è bisogno dell’avvocato.
Peccato però che lo stesso Decreto Legge stabilisca che, in queste cause fino a 1.100 €, se si vuole avvalersi di un avvocato, “spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda“.
Questa norma è stata presto ribattezzata “l’ammazza-multe” dato che la maggior parte delle cause di valore inferiore a 1.100 € sono costituite dai ricorsi contro multe . Per questo tipo di cause, diventa anti-economico avvalersi di un avvocato, dato che se anche si vince il ricorso, e il Giudice condanna controparte a pagare le nostre spese legali, queste non potranno superare l’importo della multa.

Appare evidente che si tratta di un modo per disincentivare i ricorsi e le cause di modico valore, dato che il costo dell’avvocato sarà facilmente superiore al valore della causa.

Però è un metodo profondamente sbagliato, perché si nega a chi fa legittimamente causa (e la vince), il rimborso di tutte le spese necessarie per far valere i propri diritti. Si nega – in definitiva – il diritto ad una difesa tecnica e preparata. Come se si imponesse a tutti i cittadini di fare da soli tutti i piccoli lavori di valore inferiore a 1.000 €, senza chiamare l’idraulico, l’elettricista, il falegname, etc.

Di conseguenza, solo chi non ha problemi economici potrà far valere i propri diritti avvalendosi di un avvocato, mentre gli altri ci penseranno due volte prima di fare causa o si difenderanno da soli.

Ma non è neppure detto che una norma di questo tipo riduca il contenzioso ed il numero di cause. Tutti sanno che spesso l’ammontare delle spese legali ed il rischio di doverle pagare a controparte, disincentiva il cliente dal fare una causa.

Sapendo che si può fare causa anche senza avvocato e che in ogni caso le spese liquidate a controparte saranno contenute (dato che non possono superare il valore di causa),  è probabile che molti cittadini – i più litigiosi – decidano di andare più spesso dal Giudice, così vanificando l’intento del legislatore.
Ed i Giudici avranno allora due possibilità: o spiegheranno per filo e per segno le norme procedurali per evitare che il cittadino che non le conosce perda la causa (con ovvie ripercussioni sulla celerità del processo) oppure utilizzeranno proprio queste norme (ed i facili errori in cui cadrà il citadino che le ignora)  per stroncare sul nascere queste nuove cause.

E la conseguenza sarà… meno giustizia per tutti.

E’ però necessario fare una precisazione.

Non si vuole sostenere che si debba sempre e comunque fare causa; e neppure che ci debbano essere più cause solo per dare lavoro agli avvocati. Al contrario, troppo spesso (e soprattutto davanti al Giudice di Pace) si vedono cause che non si sarebbero mai dovute iniziare, per controversie che potrebbero e dovrebbero essere risolte diversamente. E’ quindi giusto disincentivare un eccessivo ricorso ai Giudici, ma si dovrebbe riuscire a modificare la mentalità, piuttosto che fare leva solo sul fattore economico. Incidere solo sui costi di accesso alla giustizia, disincentiva solo i più “poveri”, non i più litigiosi.

Questa voce è stata pubblicata in la professione, novità normative e taggata come , , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *