La responsabilità della scuola per i danni subiti dal minore durante l’orario scolastico.

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Photo by Luigi Mengato 

La responsabilità della scuola è sia extracontrattuale, in forza dell’art. 2048 c.c., sia contrattuale e cioè fondata sull’inadempimento dell’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità degli allievi che incombe sull’istituto scolastico in forza del contratto sorto per c.d. contatto sociale.

In merito alla responsabilità contrattuale la Suprema Corte (Cass. Sez. Un. 27.06.2002, nr. 9346,in Resp. civ. Prev., 2002, 1012) ha affermato che “l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina l‘instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso; e che – quanto al precettore dipendente dell’istituto scolastico – tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale l’insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona”, principio applicabile anche al caso in cui il danno sia procurato dal fatto illecito di un alunno a danno di altro alunno.

La differenza fra i due tipi di responsabilità riguarda l’onere della prova.

Mentre se si invoca la responsabilità contrattuale i genitori del minore devono provare “che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto” e la colpa del precettore nella custodia e vigilanza del minore mentre spetta al debitore dell’obbligo di protezione dimostrare “che l’evento dannoso è stato determinato da causa a lui non imputabile”, se si invoca la responsabilità extracontrattuale i genitori dovranno dimostrare solo che l’infortunio si è verificato durante il tempo in cui l’allievo è sotto la vigilanza della scuola. Non incombe sugli stessi l’onere probatorio della colpa del precettore nella custodia e vigilanza del minore, essendo piuttosto quest’ultimo tenuto a dimostrare “di non aver potuto impedire il fatto”.

A ben vedere la differenza tra la responsabilità contrattuale e quella extracontrattuale a norma dell’art. 2048 c.c. attiene al concreto contenuto della prova liberatoria concessa alla scuola dovendo la stessa dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile all’istituto, nel primo caso e, invece, di non aver potuto impedire il fatto, nel secondo.

Sennonché è proprio sotto questo profilo che l’elaborazione giurisprudenziale ha ridotto le distanze rispetto alla responsabilità contrattuale, non essendo più ritenuta sufficiente la prova che il fatto dannoso non era in concreto evitabile nonostante l’osservanza dell’obbligo di diligenza (così ancora Cass., 10.10.2008, n. 24997, rv. 605057). Infatti, la giurisprudenza non si accontenta della prova negativa di non aver potuto impedire il fatto ma esige la prova positiva di aver adeguatamente educato e di aver esercitato sugli alunni una vigilanza adeguata.

Pertanto “per superare la presunzione di responsabilità che ex art. 2048 c.c. grava sull’insegnante per il fatto illecito dell’allievo, non è sufficiente per detto insegnante la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi della serie causale” (cfr., per tutte, Cass., 22.04.2009, n. 9542, rv. 607970).

In altri termini l’Amministrazione scolastica deve dimostrare per liberarsi dalla responsabilità di aver adottato le misure organizzative idonee per mantenere la disciplina fra gli allievi ed in particolare nei momenti di maggiore esuberanza e quindi di maggior rischio di incidenti.

In forza di ciò la Cassazione ha più volte riconosciuto la responsabilità degli Istituti scolastici anche con riferimento ad eventi dannosi procurati da azioni illecite repentine ed improvvise che sono state, tuttavia, ritenute comunque prevedibili, appunto in relazione alla mancata adozione delle opportune misure disciplinari od organizzative, idonee ad evitare il danno.

Così è stata ritenuta responsabile la Scuola in caso di scontro tra alunni nel cortile durante la ricreazione, uno dei quali sbucato da dietro un muretto perché rincorso da un compagno e nonostante la presenza dell’insegnante.

La Corte, in applicazione dei principi sopra esposti, ha escluso che la sola presenza dell’insegnante nonché la generica esortazione agli alunni di “non correre troppo” fosse sufficiente ad esonerare da responsabilità l’Istituto scolastico, perché il fatto che il ragazzo investitore fosse sbucato da dietro un muretto situato nel cortile dimostrava che “la situazione all’interno del cortile della scuola era tutt’altro che sotto controllo” (cfr. Cass. 09.05.2016, n. 9337, rv. 639666).

L’obbligo di vigilanza si protrae per tutto il tempo dell’affidamento dell’alunno all’istituzione scolastica e quindi dal momento dell’ingresso nei locali e pertinenze della scuola sino al momento dell’uscita, ed anche al di fuori dell’orario scolastico se è stato consentito l’ingresso anticipato nella scuola o la sosta successiva, compresi quini non solo le attività strettamente didattiche ma anche la ricreazione, lo spostamento da un locale all’altro della scuola, la mensa, i viaggi di istruzione e quant’altro.

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