Cos’è la riabilitazione?

 

L’istituto della riabilitazione è disciplinato dagli artt. 178 e seguenti del codice penale.

Si tratta di una procedura che consente a chi sia stato condannato con sentenza passata in giudicato o con decreto penale di condanna non opposto di ottenere l’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna stessa ed è annotata sul certificato penale a cura della cancelleria del giudice che l’ha emessa.

La riabilitazione presuppone quindi che ci sia già stata una condanna definitiva e che la pena sia stata eseguita o sia sia estinta.

A norma dell’art. 179 del codice penale, la riabilitazione viene concessa se sono decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena è stata eseguita o si sia in altro modo estinta e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.

Il termine è di almeno otto anni se si tratta di reati commessi da recidivi, così come previsto dall’art. 99 del codice penale, e di dieci anni  se si è in presenza di delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

La sentenza di riabilitazione può anche essere revocata di diritto se la persona riabilitata commette entro 7 anni un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni o pena più grave.

La riabilitazione non può essere concessa se il condannato:

– sia stato sottoposto a misura di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo stato ovvero di confisca, e il provvedimento non sia stato revocato

– non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilita di adempierle.

Secondo la Corte di Cassazione non è sufficiente la mera astensione dal compimento di fatti costituenti reato, ma deve essere mantenuto “uno stile di vita improntato all’osservanza delle norme di comportamento comunemente osservate dai consociati e poste alla base di ogni proficua e ordinata convivenza sociale, anche laddove le medesime non abbiano rilevanza penale e non siano quindi penalmente sanzionate.

Se la richiesta, che deve essere presentata al Tribunale di Sorveglianza, viene respinta per difetto del requisito della buona condotta, essa non può essere riproposta prima che siano decorsi due anni dal giorno in cui e divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto.

Il richiedente deve dimostrare di aver risarcito il danno.

Deve inoltre risultare adempiuto l’eventuale obbligo civile derivante dal reato.

La procedura per richiedere la riabilitazione è  esente da spese, bolli e diritti ed è ammesso anche il patrocinio a spese dello stato per tutti coloro che possiedano i requisiti reddituali  e i requisiti soggettivi previsti dalla normativa in materia di spese di giustizia (DPR 115/2002).

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