E’ ora possibile separarsi, divorziare o modificare le precedenti condizioni di separazione o divorzio davanti all’Ufficiale di Stato civile.

La Legge 162 del 2014 che ha convertito con modifiche il D. L. 132/2014 all’art. 12 ha introdotto la separazione, il divorzio e la modifica delle condizioni di separazione e divorzio davanti al Sindaco quale Ufficiale di Stato civile.

Dall’ 11 dicembre 2014 è quindi possibile separarsi, divorziare e concordare una modifica delle condizioni di separazione e divorzio già intervenute, davanti all’Ufficiale di Stato civile.

Questa via è però percorribile solo in assenza di:

  • figli minori

  • maggiorenni incapaci ( cioè soggetti a tutela, curatela, amministrazione di sostegno) o portatori di handicap grave,

  • economicamente non autosufficienti.

L’Ufficiale di stato civile deve acquisire da ciascuno dei coniugi la dichiarazione circa l’assenza di figli che si trovino nelle condizioni richiamate dalla norma e disporre gli idonei controlli.

La circolare n. 19/2014 del Ministero dell’Interno estendeva l’esclusione anche all’ipotesi in cui vi fossero figli di “una sola parte” nelle condizioni previste ma tale limitazione – dalla quale sembrava discendere l’impossibilità di adire l’ufficiale dello stato civile anche per chi avesse figli nati da una diversa unione e neppure conviventi con la coppia (si pensi all’ipotesi frequente in cui dopo la separazione di fatto uno dei coniugi abbia avuto un figlio minore da altra unione) – sembrava oggettivamente illegittima perché non prevista dalla norma, oltre che del tutto priva di logica.

In data 24 aprile 2015 è però intervenuta una nuova circolare del Ministero, n. 6/2015, che giustamente corregge il tiro, in quanto afferma espressamente che “è possibile accedere al procedimento di cui al citato art. 12 in tutti i casi in cui i coniugi che chiedono all’ufficiale di stato civile la separazione o il divorzio nonché la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio già intervenuti, non abbiano figli in comune che si trovino nelle condizioni richiamate dall’articolo.”

I coniugi devono rivolgersi in alternativa all’Ufficiale di Stato civile del

  • Comune di residenza di uno dei due

  • Comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

Innanzi al Sindaco quale ufficiale dello stato civile, i coniugi possono:

  • concludere un accordo di separazione

  • o di divorzio alle condizioni da loro stessi concordate

  • modificare le precedenti condizioni di separazione e divorzio.

Per quanto attiene all’iter procedurale, il co. 3 dell’art. 12 prevede che l’Ufficiale di Stato civile riceva da ciascuna parte personalmente la dichiarazione di volontà. Non appena ricevute le dichiarazioni di volontà, deve redigere subito l’atto destinato a contenere l’accordo mediante la compilazione di apposito modulo, che deve essere sottoscritto dai coniugi e dall’avvocato, se presente.

L’assistenza dell’avvocato è facoltativa. Per quanto attiene alla precisazione, contenuta nel comma 3, secondo cui è possibile «l’assistenza facoltativa di un avvocato», la circolare del Ministero dell’Interno n. 19/2014 precisa che “dell’attività eventualmente resa dal legale nella circostanza è necessario dare conto nell’atto che l’ufficiale dovrà redigere.” Deve, inoltre, porsi in rilievo che l’opera professionale dell’avvocato non è qualificata dalla norma in termini di rappresentanza e, pertanto, stante il correlato carattere personale della dichiarazione di ciascuno dei coniugi, l’avvocato non può sostituire davanti all’ufficiale la parte assistita.

L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale. La circolare del Ministero dell’Interno n. 19/2014, in un primo momento aveva specificato che la ratio della previsione era di escludere qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’Ufficiale di Stato civile. Diceva la circolare che in assenza di specifiche indicazioni normative, non possono essere accettati accordi con clausole aventi carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come ad esempio l’uso della casa coniugale, l’assegno di mantenimento e qualunque altra utilità economica tra i coniugi.

Si trattava di un’interpretazione non condivisibile, poiché contrastava con il dettato normativo: in effetti, il riconoscimento di un assegno di mantenimento non costituisce un trasferimento patrimoniale. Suscitava inoltre talune perplessità in quanto non si capiva quale oggetto potessero avere allora gli accordi di modifica di precedenti condizioni, in un contesto in cui non vi sono figli minori, economicamente non autosufficienti o incapaci, se si nega alle parti di incidere sull’assetto economico del divorzio o della separazione. In sostanza, le citata interpretazione finiva per di fatto espungere dall’ordinamento la possibilità di richiedere consensualmente modifiche delle condizioni.

La circolare del 24 aprile scorso però è nuovamente tornata sul punto, specificando che Non rientra, invece, nel divieto della norma la previsione, nell’accordo concluso davanti all’Ufficiale dello stato civile, di un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico,

  • sia nel caso di separazione consensuale (c.d. assegno di mantenimento),

  • sia nel caso di richiesta congiunta di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio ( c. d. assegno divorzile),

  • Le parti possono inoltre richiedere, sempre congiuntamente, la modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio già stabilite ed in particolare possono chiedere l’attribuzione di un assegno periodico (di separazione o di divorzio) o la sua revoca o ancora la sua revisione quantitativa.”

La motivazione risiederebbe nel fatto che le disposizioni negoziali concordate determinerebbero l’insorgenza tra i coniugi di un rapporto obbligatorio ma non produrrebbero effetti traslativi. Se tale interpretazione può essere più aderente al dato letterale rispetto a quella prevista nella circolare n. 19/2014, la stessa farà però certamente discutere e creerà non pochi problemi, soprattutto in considerazione del fatto che alla procedura prevista dall’art. 12 si può accedere anche senza l’assistenza e la consulenza dell’avvocato.

La circolare precisa ancora che l’Ufficiale dello stato civile è tenuto a recepire quanto concordato dalle parti, senza entrare nel merito della somma consensualmente decisa, né della congruità della stessa.

Non può invece costituire oggetto di accordo la previsione della corresponsione, in unica soluzione, dell’assegno periodico di divorzio (c.d. liquidazione una tantum) in quanto si tratta di attribuzione patrimoniale (mobiliare o immobiliare)

In sede di conversione è stata inserita una misura di cautela, prevedendo che «Nei soli casi di separazione personale, ovvero di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio secondo condizioni concordate» e, dunque, non nel caso di mera modifica delle condizioni, «l’Ufficiale dello stato civile» (rectius: il Sindaco) deve invitare a comparire i coniugi nuovamente di fronte a sé «non prima di trenta giorni dalla ricezione per la conferma dell’accordo […]. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo».

Sotto l’aspetto puramente economico, la procedura avrà un costo massimo di 16 euro, atteso che la spesa richiesta dal Comune non potrà superare l’imposta di bollo prevista per le pubblicazioni di matrimonio (art. 12 c. VI).

L’accordo tiene luogo e ha la stessa efficacia dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Il periodo necessario per presentare la richiesta successiva di divorzio decorrerà dalla data dell’atto contenente l’accordo e non da quella della conferma, secondo quanto specificato dalla circolare 19/2014.

L’ufficio dello stato civile, dopo la conferma dell’atto da parte degli interessati, è tenuto a comunicare l’avvenuta iscrizione dello stesso alla cancelleria presso la quale sia eventualmente iscritta la causa concernente la separazione od il divorzio, ovvero a quella del giudice davanti al quale furono stabilite le condizioni di divorzio o di separazione oggetto di modifica. A tali fini l’ufficiale acquisirà dalle parti ogni informazione necessaria per individuare esattamente la cancelleria competente a ricevere la descritta comunicazione. (Circolare 19/2014)

Questa previsione conferma che l’accordo avanti all’Ufficiale di stato civile può essere formalizzato anche in pendenza di un procedimento di separazione o divorzio, in cui, a quel punto, di norma, dovrà essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, salva la possibilità di proseguire il giudizio sugli aspetti patrimoniali che non possano essere trasfusi nell’atto concluso davanti all’Ufficiale di Stato civile.

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