La separazione giudiziale dei coniugi

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE DEI CONIUGI

Cosa bisogna fare per ottenere una pronuncia di separazione?

Occorre rivolgersi ad un avvocato il quale, assunte tutte le informazioni e la documentazione necessarie, dovrà proporre ricorso davanti al Tribunale competente.

Il Tribunale competente a pronunciarsi sulla separazione è quello del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi o in mancanza del convenuto, ed in caso di residenza all’estero o di irreperibilità, il Tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche il ricorrente risiede all’estero, qualunque Tribunale della Repubblica.

Cosa è possibile chiedere con il ricorso?

  • La separazione

  • la pronuncia di addebito della separazione ad uno dei coniugi

  • l’assegno di mantenimento

  • l’assegnazione della casa familiare

  • l’affidamento dei figli

Come si svolge il procedimento?

Una volta presentato il ricorso, viene fissata l’udienza davanti al Presidente del Tribunale, alla quale i coniugi devono presentarsi personalmente con l’assistenza del difensore.

Se non si presenta la parte che ha proposto il ricorso, la domanda non ha effetto.

Se è invece l’altra parte a non presentarsi, l’udienza viene semplicemente differita.

Il Presidente tenta la conciliazione e se questa non riesce, sente i coniugi ed i loro difensori e pronuncia i provvedimenti temporanei ed urgenti nell’interesse dei figli (di solito in merito all’affidamento dei figli, all’assegnazione della casa ed all’assegno di mantenimento), destinati a regolamentare i rapporti tra i coniugi fino alla conclusione del processo.

Salvo il caso in cui i coniugi abbiano raggiunto un accordo sulle condizioni di separazione, la causa proseguirà davanti al Giudice istruttore, nominato dallo stesso Presidente del Tribunale.

Cos’è la pronuncia di addebito della separazione?

La separazione può essere addebitata ad uno dei coniugi a causa del suo comportamento contrario ai doveri derivanti dal matrimonio.

Per ottenere una pronuncia di addebito della separazione occorre fornire la prova che la crisi coniugale sia esclusivamente riconducibile a tale comportamento, volontario e consapevole da parte dell’altro coniuge.

I comportamenti che danno luogo alla pronuncia di addebito secondo l’elaborazione giurisprudenziale, sono i seguenti:

  1. la violazione del dovere di fedeltà, quando sia stata la causa dell’irreversibile deterioramento dei rapporti coniugali;

  2. la violazione del dovere di assistenza morale e materiale e del dovere di collaborazione, cioè i doveri di aiuto, sostegno e protezione reciproca;

  3. la violazione del dovere di coabitazione ed in particolare l’abbandono della casa coniugale.

Quando la condotta di un coniuge, in grave violazione di uno o più doveri coniugali, ha determinato la lesione di interessi meritevoli di tutela, quali la salute fisica e psichica, l’integrità morale, la dignità, l’onore, la reputazione, l’altro coniuge ha diritto al risarcimento del danno subito.

Deve trattarsi però di lesioni gravi. Non sono meritevoli di tutela risarcitoria i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie e simili.

Quali sono le conseguenze dell’addebito della separazione?

L’art. 156 c.c. (effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi), stabilisce che “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

Ciò significa che, qualora il coniuge a cui è stata addebitata la separazione si trovi nelle condizioni economiche che giustificherebbero il riconoscimento dell’assegno di mantenimento, non ne avrà comunque diritto. Il diritto all’assistenza materiale scaturente dal matrimonio si mantiene solo a favore del coniuge cui non è addebitabile la separazione, il quale pertanto potrà vedersi riconosciuto l’assegno di mantenimento.

Inoltre, il coniuge cui è stata addebitata la separazione perde ogni aspettativa sotto il profilo successorio.

Mentre spettano al coniuge separato senza addebito gli stessi diritti successori del coniuge non separato e, in particolare, egli conserva la posizione di legittimario e lo speciale diritto di abitazione della casa coniugale (compreso l’uso dei mobili che la corredano), il coniuge separato con addebito perde i diritti successori inerenti allo stato coniugale.

Come si determina l’assegno di mantenimento?

La legge n. 54/2006 (cd dell’affido condiviso) nulla ha innovato con riferimento al mantenimento del coniuge e si è limitata, quanto a quello dei figli, ad elencare una serie di parametri assai generici e di difficile applicazione concreta.

L’art. 156 c.c., relativo alle condizioni economiche afferma che il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.”

In tema di mantenimento dei figli, l’art. 155 c.c. così dispone: “Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

  • le attuali esigenze del figlio;
  • il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori;
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.”

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Nell’assegno mensile è incluso il contributo alle spese ordinarie relative al mantenimento dei figli.

Sono considerate ordinarie:

  1. le spese relative alle utenze domestiche (bollette della luce, del gas e dell’acqua), nonché le spese condominiali,

  2. le spese per medicinali come antibiotici, antipiretici, sciroppi espettoranti, necessari per fronteggiare situazioni che rientrano nella normale gestione di vita quotidiana di un minore e che sono di uso frequentissimo,

  3. i giudici sono pressoché concordi nel ricondurre tra le ‘‘spese ordinarie’’ quelle effettuate per l’acquisto di libri scolastici, di materiale di cancelleria, dell’abbigliamento per lo svolgimento dell’attività fisica a scuola, della quota di iscrizione alle gite scolastiche. Tutto ciò, ovviamente, basandosi sulla considerazione che la frequenza scolastica da parte del minore non è qualcosa di eccezionale ed imprevedibile ma, al contrario, di obbligatorio e fondamentale,

  4. secondo Cassazione n.16983/2007 tra le spese ordinarie si possono annoverare nel caso di impegni lavorativi del genitore affidatario, il salario per una baby sitter o per una parziale collaborazione domestica, di cui si dovrà tenere conto nella determinazione dell’assegno mensile,

  5. le spese per la formazione universitaria vengono qualificate dalla giurisprudenza quali ‘‘spese ordinarie’’, tali da giustificare una richiesta di modifica in aumento dell’assegno periodico non trattandosi, infatti, di spese di carattere saltuario e eccezionale o comunque imprevedibile ma, al contrario, assolutamente normali e durevoli nel tempo (Cass. Civ., n. 8153, del 2006).

Le spese straordinarie, che solitamente vengono ripartite tra i coniugi in ragione del 50% ciascuno, non sono incluse nell’importo dell’assegno di mantenimento.

Sono considerate spese straordinarie ad esempio le spese sanitarie non prevedibili e che hanno carattere di eccezionalità quali ad esempio quelle connesse a visite e cure specialistiche. E’ invece di solito considerata una spesa ordinaria quella relativa all’apparecchio ortodontico, in quanto programmabile dai coniugi.

Sono spese straordinarie quelle relative ad un soggiorno per motivi di studio del figlio all’estero.

Sono qualificate come ”spese straordinarie”, l’acquisto di un computer o quello di un motorino.

A quale coniuge spetta la casa familiare?

L’art. 155 quater del Codice Civile (introdotto dall’art. 1 della Legge n. 54/2006) prevede che il criterio ispiratore dell’assegnazione della casa familiare sia quello dell’interesse dei figli.

La norma mira a tutelare la prole ed a garantire l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti.

Pertanto, l’assegnazione della casa coniugale resta subordinata al presupposto dell’affidamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ma economicamente non autosufficienti per motivi indipendenti dalla loro volontà.

In mancanza di prole, sia che la casa familiare sia in comproprietà tra i coniugi sia che appartenga a un solo coniuge in via esclusiva, il Giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale. La casa familiare in comproprietà tra i coniugi, in tale caso, sarà soggetta alle norme sulla comunione dei beni, al cui regime dovrà farsi riferimento per l’uso e la divisione.

Ai sensi dell’articolo 155 quater del Codice Civile, nel caso in cui l’assegnatario della casa familiare non vi abiti, cessi di abitarvi abitualmente, contragga un nuovo matrimonio o conviva more uxorio, questo perde il diritto al godimento della casa familiare.

Cosa significa affido condiviso?

L’ 8 febbraio 2006 è entrata in vigore la legge n. 54 che sancisce il principio del diritto del minore alla bigenitorialità ed introduce l’affido condiviso.

Il principio ispiratore consiste nel fatto che, anche dopo la separazione dei genitori, i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (c.d. “diritto alla bigenitorialità”).

Criterio guida nell’adozione dei provvedimenti di affidamento resta quello dell’interesse morale e materiale della prole minore, con riferimento al quale il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità di un affidamento ad entrambi i genitori; l’affidamento monogenitoriale resta confinato all’ipotesi residuale in cui il giudice ritenga motivatamente che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore” (art. 155 bis c.c.) .

Le novità introdotte dal D.L. 132 del 2014

Il decreto legge n. 132/2014 all’art. 6 ha introdotto la Convenzione di negoziazione assistita da un avvocato per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”.

Sarà cioè possibile raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio con una convenzione conclusa tra i coniugi assistiti da un avvocato.

L’accordo raggiunto a seguito della convenzione produrrà gli stessi effetti di un provvedimento giudiziale.

Non sarà però possibile percorrere questa strada in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.

L’art. 12 del decreto legge prevede che i coniugi possano comparire innanzi all’ufficiale dello stato civile del Comune per concludere un accordo di separazione, o di scioglimento del matrimonio, o di cessazione degli effetti civili o, infine, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Quindi i coniugi potranno recarsi direttamente dall’ufficiale dello stato civile per separarsi, divorziare e per stipulare le condizioni della separazione e del divorzio o modificare quelle già stipulate.

L’ufficiale giudiziario competente sarà quello dello Stato Civile del comune di residenza di uno dei coniugi o del comune presso cui e’ iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

La norma non si applica, (quindi, non è possibile recarsi dall’ufficiale dello stato civile per separarsi, divorziare), quando ci sono figli minorenni oppure figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.

L’ufficiale, dopo aver ricevuto la dichiarazione di ogni coniuge, procede alla stipula dell’accordo di separazione, divorzio o modifica delle condizioni di separazione o divorzio. E’ previsto però che l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.

L’accordo tiene luogo del provvedimento giudiziale.

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