Si possono modificare le condizioni di divorzio?

Photo credit: TheDyslexicBook.com

 

Le disposizioni relative ai rapporti di natura patrimoniale e all’affidamento dei figli contenute nella sentenza di divorzio possono essere modificate o revocate in presenza di determinati presupposti.

Le strade percorribili sono tre:

  1. ricorso al Tribunale, che può essere congiunto se vi è l’accordo di entrambi i coniugi
  2. negoziazione assistita da avvocati
  3. accordo dinanzi al Sindaco quale ufficiale dello Stato civile.

1. Ricorso al Tribunale

L’articolo 9 L. 898/1970 subordina la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere alla sopravvenienza di giustificati motivi dopo l’emanazione della sentenza di divorzio.

La revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e le eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo può essere chiesta dai genitori in ogni tempo.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui uno dei genitori faccia di tutto per ostacolare i rapporti del figlio con l’altro genitore, quest’ultimo potrà chiedere una modifica delle disposizioni relative all’affidamento contenute nella sentenza di divorzio.

Venendo invece alle condizioni relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere, la loro modifica è subordinata alla variazione delle condizioni economiche effettive di uno dei due coniugi, quali ad esempio la perdita del lavoro da parte del coniuge onerato dell’assegno di mentenimento oppure un notevole miglioramento delle condizioni economiche del coniuge che percepiva l’assegno che non giustifichi più la corresponsione di tale contributo o la giustifichi in misura minore, o la stabile convivenza di uno dei coniugi con un altro partner, cosa che secondo un recente orientamento giurisprudenziale giustifica la cessazione (e non solo la sospensione) del diritto al mantenimento (Cass. 6855/2016).

Se ricorrono le condizioni, occorrerà presentare istanza al Tribunale che ha pronunciato la sentenza di divorzio, il quale provvederà in Camera di consiglio.

2. E’ anche possibile fare ricorso a una negoziazione assistita da avvocati.

Si tratta, in particolare, della possibilità per gli ex coniugi di raggiungere un accordo con l’assistenza dei rispettivi legali e senza passare per le aule di giustizia.

Una volta raggiunto, tale accordo va però trasmesso al PM presso il tribunale competente per il necessario nulla osta.

In caso di presenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti contrario, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita va trasmesso nel termine di dieci giorni dalla sua conclusione al PM che, se ritiene che esso risponda all’interesse dei figli lo autorizza. Se invece ritiene che non risponde all’interesse dei figli lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del tribunale, che, entro i successivi trenta giorni, fissa la comparizione delle parti.

3. La terza possibilità è quella di rivolgersi al Sindaco quale ufficiale di Stato Civile.

Tale possibilità, tuttavia, è subordinata all’assenza di patti di trasferimento patrimoniale e all’assenza di figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti.

Se si sceglie tale strada occorre rivolgersi all’Ufficiale di Stato civile del Comune di residenza di uno dei due ex coniugi o di quello presso cui è stato iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

L’ufficiale di Stato civile riceve la dichiarazione di volontà di ciascuna parte personalmente e redige immediatamente l’atto contenente l’accordo, compilando un apposito modulo che sottoscriveranno sia gli ex coniugi che gli avvocati, se presenti. 

L’assistenza dell’avvocato, in questo caso, è facoltativa.

I commenti sono stati chiusi.