Facebook e diffamazione

441563713_4fe322ad69_mSono state recentemente depositate le motivazioni di una sentenza del Tribunale di Livorno (nr. 38912/2012, reperibile qui) che aveva condannato una ragazza che aveva insultato il suo ex datore di lavoro scrivendo su Facebook frasi come “sono persone che non lavorano seriamente” “sono dei pezzi di merda”.

La ragazza era imputata del delitto di cui all’at. 595 comma 3 codice penale che prevede che se l’offesa all’altri reputazione è recata col mezzo della stampa o o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Appena emessa la sentenza, nell’ottobre 2012, si disse che il Tribunale aveva equiparato Facebook alla stampa (cosa peraltro in contrasto con una precedente sentenza della Cassazione – nr. 23230/2012 sez. III – che aveva ecluso di poter equiparare un giornale telematico alla stampa – qui il testo).

In realtà, il Giudice ha più semplicemente e logicamente ritenuto che la diffamazione fosse aggravata dall’aver commesso il fatto con un mezzo di pubblicità, dato che

  • Facebook è il più diffuso e popolare dei social network;
  • è evidente che gli utenti di Facebook sono consapevoli, e anzi in genere tale effetto non è solo accettato ma indubbiamente voluto, del fatto che altre persone possano prendee visione delle informazioni scambiate in rete;
  • l’uso di espressioni di valenza denigratoria e lesiva della reputazione dell’offeso, integra sicuramente gli estremi della diffamazione, alla luce del carattere pubblico del contesto in cui quelle espressioni sono manifestate, della sua conoscenza tra più persone e della possibile sua incontrollata diffusione tra i partecipanti a Facebook.

E perciò il Giudice conclude:

si giunge agevolmente a ritenere che l’utilizzo di Internet integri l’ipotesi aggravata di cui all’art. 595, Co. 3, c.p. (offesa recata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità), poiché la particolare diffusività del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l’agente meritevole di un più severo trattamento penale.

Nel mio piccolo, sono contento che si sia stabilito che insultare qualcuno su Facebook integra il delito di diffamazione e non (come ritiene il “mio” Tribunale di riferimento) il meno grave reato di ingiuria (che risulta di competenza del Giudice di Pace)….

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