Un giallo sul diritto d’autore (con due morti, due autori ed una curatrice)

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Il titolo è irrispettoso, ma il caso è interessante.

Si tratta della vicenda che ha per oggetto i diritti d’autore (o meglio: i diritti di utilizzazione econonomica) del Diario di Anna Frank.

Premessa: i diritti di utilizzazione economica di un’opera letteraria durano fino a settanta anni solari dopo la morte dell’autore (art. 25 Legge sul diritto d’Autore, ma la normativa è simile in quasi tutto il mondo)

Di conseguenza,il primo gennaio di ogni anno cadono in pubblico dominio una serie di autori.

I fatti in breve: il primo gennaio di quest’anno sarebbe dovuto cadere in pubblico dominio anche “Il Diario di Anna Frank”, dato che l’autrice è morta nel 1945 ed i settanta anni solari andavano quindi a scadere alla mezzanotte del 31 dicembre 2015.

Però, qualche mese fa, la Fondazione che detiene i diritti del libro ha fatto sapere che co-autore del libro è anche Otto Frank, padre di Anna.

Di conseguenza, i diritti di utilizzazione economica andranno a scadere 70 anni solari dopo la morte di Otto Frank (avvenuta nel 1980). In base a quale norma? In base agli artt. 10 e 26 della Legge sul Diritto d’Autore che stabiliscono che

“Se l’opera e’ stata creata con il contributo indistinguibile ed inscindibile di piu’ persone, il diritto di autore appartiene in comune a tutti i coautori” (art. 10)

e che

“La durata dei diritti utilizzazione economica spettanti a ciascuno dei coadiutori o dei collaboratori si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo” (art. 26)

Quindi dobbiamo aspettare il 2050 perché il Diario di Anna Frank cada in pubblico dominio. O forse di più?

Perché, come in ogni giallo che si rispetti, c’è un colpo di scena.

Se si visita il sito della Fondazione Anna Frank, si scopre che vi è il testo originale del Diario, scritto di pugno da Anna Frank, e due ulteriori adattamenti dello stesso, il primo del 1947 realizzato da Otto Frank ed il secondo del 1991 realizzato da Mirjam Pressler. E la Fondazione si premura di spiegare che Otto Frank e Mirjam Pressler, sono i titolari dei diritti d’autore di questi adattamenti che “trasformano gli scritti originali di Anna Frank in versioni leggibili”.

E pertanto, quando nel 2050 scadranno i diritti di sfruttamento economico della versione di Otto Frank, resteranno ancora in piedi i diritti relativi alla versione di Mirjam Pressler (che al momento è viva).

Ma non possiamo farci mancare un altro colpo di scena.

In realtà, non è un vero colpo di scena, ma una regola del diritto d’autore a cui magari non si pensa.

Infatti, il Diario è stato scritto in olandese e pertanto il 1 gennaio 2016 sarebe caduta in pubblico dominio la versione in olandese (ed infatti, chi ha ritenuto fosse caduto in pubblico dominio ha pubblicato la versione in olandese http://isabelleattard.fr/blog/2015/12/vive-anne-frank-vive-le-domaine-public/).

Ma non la versione italiana.

Infatti, l’art. 4 della Legge sul Diritto d’Autore tutela anche la traduzione ritenendola un’opera dell’ingegno:

sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua

e quindi vanno riconosciuti i diritti d’autore anche al traduttore. E la prima traduzione italiana è stata fatta da Arrigo Vita nel 1954…

Poi, se vi siete incuriositi, non è dificile reperire in rete la versione italiana; ma sappiate che state violando il diritto d’autore.

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