Finalmente una disciplina delle convivenze!

L’aula della Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge S. 2081, d’iniziativa dei senatori Cirinnà ed altri, in materia di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.

La seconda parte del provvedimento è dedicata alla disciplina della convivenza di fatto, istituto che può riguardare tanto coppie eterosessuali quanto coppie omosessuali.

Sono definiti conviventi di fatto due persone maggiorenni, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Il provvedimento riconosce ai conviventi di fatto una serie di diritti, tra cui: il reciproco diritto di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in ambito sanitario, analogamente a quanto previsto oggi per i coniugi e i familiari, la facoltà di designare (in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità, alla presenza di un testimone) il partner come rappresentante, con poteri pieni o limitati per l’assunzione di decisioni in materia di salute, anche in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere ovvero, in caso dimorte, per le scelte relative alla donazione di organi e alle modalità delle esequie.

In caso di morte del proprietario della casa dove risiedono i conviventi, il convivente di fatto superstite ha il diritto di abitazione per 2 anni (che diventano 3 anni in caso di coabitazione di figli minori o di figli disabili del convivente superstite) o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a 2 anni, e comunque fino ad un massimo di 5 anni. Attenzione però che il diritto di abitazione viene meno se il convivente superstite cessa di abitare stabilmente nella casa o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.

In caso di locazione dell’immobile in cui abitano i conviventi di fatto, il convivente di fatto in caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto può succedergli nel contratto.

In ordine all’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, il rapporto di convivenza viene equiparato a quello di coniugio ai fini di eventuali titoli o cause di preferenza nella formazione delle graduatorie stesse. I conviventi di fatto avranno quindi la stessa posizione dei coniugi.

E’ stato introdotto nel codice civile l’articolo 230-ter per disciplinare i diritti del convivente nell’attività di impresa. La nuova disposizione riconosce al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa del partner il diritto di partecipazione agli utili commisurato al lavoro prestato. Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

E’ riconosciuta al convivente di fatto la facoltà di essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner dichiarato interdetto o inabilitato o che presenti i requisiti per la nomina di un amministrazione di sostegno.

Viene equiparata la convivenza di fatto al rapporto coniugale ai fini del risarcimento del danno da fatto illecito. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si dovranno applicare i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite. Il convivente di fatto avrà quindi gli stessi diritti del coniuge.

I conviventi potranno sottoscrivere i contratti di convivenza. Si tratta di un accordo attraverso il quale i conviventi potranno disciplinare i loro rapporti patrimoniali.

L’accordo dovrà avere la forma scritta, pena la nullità dello stesso, ossia atto pubblico o scrittura privata autenticata. In caso di scrittura privata, un notaio o un avvocato dovranno autenticare le firme e attestare la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. Ai soli fini dell’opponibilità ai terzi, una copia dell’accordo deve essere trasmessa al comune di residenza per l’iscrizione all’anagrafe.

Attraverso tale contratto le parti potranno stabilire la comune residenza, indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, scegliere il regime patrimoniale della comunione dei beni (modificabile in qualunque momento nel corso della convivenza).

Il contratto di convivenza si risolve, invece, nei seguenti casi: morte di uno dei due conviventi, recesso unilaterale o comune accordo, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed una terza persona.

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il convivente bisognoso ha diritto a ricevere dall’altro gli alimenti ma tale diritto deve essere affermato da un giudice in presenza dei seguenti presupposti (mutuati dall’art. 438 del codice civile): il convivente versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. La durata dell’obbligo alimentare, determinato dal giudice, è proporzionato alla durata della convivenza; la misura degli alimenti è quella prevista dal codice civile.

La riforma antepone l’obbligo alimentare dell’ex-convivente a quello che grava sui fratelli e le sorelle della persona in stato di bisogno.

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